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TRUST

TRUST

Il dizionario Treccani definisce la parola «fiducia» («trust») come «l’atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità».

La fiducia costituisce la colonna portante dell’istituto del trust. Riferendosi ad esso in maniera generale si può definire il rapporto di trust quello intercorrente tra un soggetto che dispone di parte dei suoi averi in favore di un avente causa (trustee), il quale viene chiamato a gestirli nel miglior modo possibile sotto le direttive impartitegli dal disponente al momento della cessione patrimoniale.

È intuibile che il rapporto di trust in senso stretto, vale a dire il rapporto di fiducia, deve sussistere a monte tra i due soggetti protagonisti del rapporto.

Tuttavia, spesso, coloro che sono chiamati a gestire il patrimonio del disponente non sono persone fisiche ma persone giuridiche. Precisamente, sono società di capitali, chiamate «fiduciarie», le quali si occupano di gestire patrimoni affidatogli loro da clienti (disponenti). Il vocabolo «trust», in una situazione simile, si riferisce ad almeno tre figure giuridiche differenti.

In primo luogo, con la parola «trust» ci si può riferire alla società stessa; non per altro in inglese tali società sono chiamate trust companies. Sarebbe, pertanto, maggiormente corretto parlare a tal proposito di «fiduciaria» o richiamare la terminologia inglese.

In secondo luogo, il vocabolo «trust» potrebbe invece riferirsi al patrimonio in gestione. In tal caso sarebbe più corretto richiamare il termine inglese trust fund.

In terzo luogo, infine, potrebbe farsi riferimento al trustee, ossia a colui che si occupa della gestione, il quale però, essendo una persona giuridica, viene chiamata «trust», creando, ad avviso di chi scrive, non poca confusione.

L’istituto del trust, a seguito della ratifica della Convenzione dell’Aja nel 1992 da parte dell’Italia, ha acquistato sempre maggior successo nel nostro paese.

Secondo la Convenzione, il rapporto giuridico di trust si instaura qualora un soggetto disponente (settlor) conferisca dei beni (per mezzo di atto tra vivi o mortis causa) ad un amministratore (trustee), il quale gode dei poteri e doveri propri del diritto reale di proprietà. Tuttavia, le gestione di questo patrimonio non è arbitraria, bensì diretta ad uno scopo specifico individuato dal disponente.

Detta in altri termini, con il Trust, un soggetto (detto settlor) pone beni o diritti sotto il “controllo” di un altro soggetto (detto trastee) per beneficiare un terzo soggetto (detto beneficiary) o per realizzare un determinato scopo.

Il disponente trasferisce la piena proprietà dei beni in trust al trustee e non si verifica alcuna scissione proprietaria fra trustee e beneficiary.

Il settlor, tuttavia, può mantenere rapporti giuridici con i beni in trust in vario modo: per esempio, può trasferire la sola nuda proprietà di un bene e riservarsi l’usufrutto, l’uso o l’abitazione; può stabilire che i beni in trust facciano capo a una società, della quale egli sia l’amministratore; ancora, può riservarsi il potere di apportare modificazioni al trust; prevedendo nell’atto istitutivo che il trustee possa finanziare le attività di impresa del disponente o di società nelle quali egli abbia un interesse, compatibile, ovviamente con quello dei beneficiari e lo scopo del trust.

Il trustee acquista il diritto di proprietà ed assume alcune obbligazioni. Il primo dovere di ogni trustee è quello di amministrare correttamente il bene, conformemente alla legge, all’atto istitutivo del trust e al criterio del prudent man. Inoltre, ha il dovere di informazione nei confronti del beneficiario e quello di rendiconto.

Il beneficiario, soggetto al quale il disponente intende attribuire determinati vantaggi, acquista una posizione giuridica soggettiva la cui esatta qualificazione dipende dalla soluzione della problematica relativa alla scissione proprietaria.

Chi ritiene che il trust dia luogo ad una doppia proprietà (qualificando il beneficiario proprietario sostanziale), conclude che questi, in caso di inadempimento del trustee, possa rivolgersi al giudice e chiedere, con una azione reipersecutoria, che gli venga trasferita la disponibilità e la proprietà (anche formale) del bene in trust.

Chi, al contrario, ritiene che il beneficiario non sia proprietario del bene in trust, conclude che questi sia titolare di un diritto di credito a pretendere che il trustee adempia esattamente a tutte le sue obbligazioni, compresa quella di trasferirgli la proprietà. In caso di inadempimento, il beneficiario ha il diritto, riconosciutogli dall’art. 11, III comma, lett. d), Conv.96, alla “rivendicazione” del bene in trust.

Gli scopi del Trust possono essere classificati a seconda che coinvolgano l’ambito familiare o imprenditoriale:

  • Ambito familiare:
  • Protezione di patrimoni familiari: proteggere il patrimonio dal rischio (nelle attività familiari, personali o d’impresa); protezione del patrimonio di professionisti, amministratori, sindaci;
  • Mantenimento dei figli: provvedere a tutte le esigenze economiche dei figli per un periodo più o meno lungo e anche dopo la morte del disponente: dal semplice mantenimento mensile ad esigenze specifiche e più complesse (completamento studi, avviamento professionale);
  • Tutela dei soggetti deboli: garantire assistenza morale e materiale di un soggetto minore o incapace. Estensione di un determinato tipo di assistenza anche oltre la vita dei genitori del disabile;
  • Pianificazione successoria: Trasferire i beni agli eredi garantendo condizioni determinate dal Disponente, protezione dei beneficiari e decisioni postume in caso di incertezza.
  • Ambito imprenditoriale:
  • separazione dell’impresa dai beni di famiglia: separazione dei beni personali da quelli utilizzati per l’attività di impresa. Protezione dell’impresa da vicende pregiudizievoli della famiglia e viceversa;
  • continuità generazionale: Scopo del Trust: assicurare la continuità aziendale nel passaggio generazionale;
  • garanzia: Scopo del Trust: fungere da garanzia di specifiche obbligazioni (Trust di Garanzia);
  • altri scopi: patti parasociali, M&A (escrow account), stock options e cartolarizzazione dei crediti.

Il trust rappresenta un valido strumento di programmazione e pianificazione diretto a prevenire il sorgere di possibili attriti familiari i quali rischiano, il più delle volte, di determinare la polverizzazione del patrimonio aziendale.

I pregi del ricorso al trust si possono così sintetizzare:

  • unitarietà della titolarità delle partecipazioni;
  • regolamentazione, tramite l’atto istitutivo del trust, delle modalità di gestione e dell’esercizio dei diritti inerenti le partecipazioni sociali;
  • la segregazione delle partecipazioni sottoposte al trust con conseguente indifferenza rispetto alle vicende dei singoli soggetti;
  • mantenimento di un’elevata flessibilità gestionale dell’impresa, tale da consentire di assumere con rapidità ed efficacia, quali che siano i futuri eredi degli attuali titolari di un complesso societario e quelle decisioni a carattere strategico di volta in volta necessarie ad assicurare un corretto sviluppo dell’impresa; decisioni che, al limite, potrebbero anche concretizzarsi in una quotazione dell’azienda sul mercato mobiliare.

Con il trust, come ormai noto, viene affidato al trustee il controllo proprietario dell’impresa; ciò consente di mantenere l’unita degli assetti proprietari e, nel caso frequente in cui oggetto di trust siano non l’azienda ma le partecipazioni sociali che la rappresentano, di continuare ad affidare la gestione agli amministratori in carica (fino a che quest’ultimi non debbano essere sostituiti), senza dunque alcuna discontinuità relativamente alla politica aziendale.

I beneficiari potranno essere, quanto alle rendite, lo stesso imprenditore disponente ed i suoi familiari; quanto all’attribuzione finale dei beni, essa potrà avvenire in modo prefissato o discrezionale a seconda di cosa è stabilito nell’atto di trust.

In quest’ottica il compito del trustee non è solo quello di “garante” della continuità sul piano della conduzione dell’azienda in conformità alle indicazioni provenienti dal fondatore dell’impresa ma anche e soprattutto, quello di individuare, all’interno del gruppo dei beneficiari, i discendenti maggiormente idonei ad assumere il controllo aziendale.

Tipologie di Trustees:

Nell’ambito della prassi societaria la tipologia di trustees a cui sono affidate le azioni sindacate, è questione non di agevole soluzione perché è perfettamente possibile pensare sia a bare trustees che a trustees in senso pieno.

Il bare trustee, che è poi l’ipotesi ricorrente nei voting trust stranieri, è idoneo a realizzare certi assetti di interessi essendo poco più che un mandatario, ma giova, come qualunque trustee, della segregazione patrimoniale prodotta dal trust. Sotto il profilo funzionale, il bare trust sarebbe al limite del mandato congiuntivo, conosciuto dalla prassi tecnico-professionale e nella prassi rafforzato dalla girata dei titoli per procura o dalla loro intestazione a una società fiduciaria.

L’elemento in più che il trust realizza è il pieno trasferimento della proprietà delle partecipazioni al trustee e quindi il passaggio dal piano della mera legittimazione a quello della realità che consente l’isolamento della partecipazione segregata in trust dalle pretese dei creditori dei soci sindacati e del trustee, la non soggezione della stessa ai provvedimenti del giudice penale o dei creditori dei soci sindacati come il sequestro o il pegno e infine la ben maggiore coercibilità delle obbligazioni dei soci sindacati. Infatti, l’esecuzione del patto non è più soggetto alle singole volontà, mutevoli a seconda delle circostanze, dei singoli soci che potrebbero rendersi inadempienti, ma affidata ad un soggetto terzo ed imparziale, il trustee, che non è portatore di alcun interesse solidale alla posizione delle diverse compagini del sindacato di voto.

Tipologie di Trust:

Un altro aspetto da approfondire è il tipo di trust utilizzato.

Occorre scegliere fra un trust con beneficiari e un trust di scopo a seconda delle finalità che si intendono realizzare. Tra le finalità che l’art. 2341 bis attribuisce ai patti parasociali (stabilità degli assetti proprietari e governo della società) il trust di scopo si adatta:

  • a gestire l’esercizio del controllo;
  • a gestire sindacati di blocco;
  • a reagire ad una scalata ostile.

Per quest’ultima casistica, il trust di scopo assicura anche una unitarietà nell’azione di contrasto rispetto alla scalata e, ancora più importante, una irretrattabilità del patto che nessuno strumento civilistico è in grado di offrire. É evidente che il trustee di un tale trust deve essere dotato di amplissimi poteri e di una opportuna dotazione finanziaria (per indicare professionisti, pubblicare annunci sui giornali, scrivere ai piccoli azionisti, ecc…). La struttura del trust per gestire un patto parasociale di controllo prevede la presenza di più trustees per il maggiore affidamento dei soci “sindacati” che devono esercitare pienamente ogni potere inerente la posizione di socio, cioè la normale dinamica interna al patto di sindacato va trasferita altrove, o all’interno del gruppo dei trustees o affiancando loro uno o più protectors. Sarà l’atto istitutivo a scegliere fra le possibili configurazioni, considerando che i trustees possono in alcuni casi deliberare a maggioranza o essere sempre legati alla unanimità e che ai guardiani (anch’essi deliberanti o a maggioranza o all’unanimità) possono essere conferiti poteri di varia estensione, fino a quello di impedire qualsiasi atto dei trustees che non sia conforme al loro parere.

La durata del trust è stabilita (solitamente) in 5 anni che possono essere prorogati con atto scritto, ma il trust può cessare anticipatamente per decisione del trustee che gode quindi di ampia discrezionalità; al termine del trust il trustee ritrasferisce le quote agli originari disponenti (i soci sindacati) che non ricevono i beni in qualità di beneficiari, ma come essi stessi destinatari delle attribuzioni del trustee.

Tuttavia la struttura del Trust non è necessariamente trilaterale, potendo il disponente designare se stesso quale trustee (c.d. trust autodichiarato), ovvero omettere l’indicazione dei beneficiari (trust di scopo).

Al contrario può verificarsi che l’atto istitutivo del Trust preveda una quarta figura, il c.d. guardiano (protector), il quale ha il compito di sorvegliare l’attività del trustee, talvolta con potere di veto sulle decisioni più importanti. Per evitare che l’istituzione di un Trust possa innescare una catena di sostituzioni fedecommissarie illimitate, la Convenzione dell’Aja impone al disponente di indicare il termine di durata del Trust, salvi ovviamente i casi di Trust di scopo.

Possibili utilizzi del Trust:

  • Trust come strumento di protezione patrimoniale personale.

In considerazione dell’effetto segregativo proprio del Trust questo istituto risulta particolarmente utile in funzione di protezione del patrimonio personale – sia del disponente che dei beneficiari – dalle pretese avanzate dai creditori dei diversi soggetti coinvolti nell’operazione.

La legge n. 364/89, ratificando la Convenzione dell’Aja, ha espressamente previsto che i beni costituiti in Trust rappresentano un patrimonio separato, sia rispetto a quello del trustee, sia nei confronti del disponente, il quale si è così definitivamente “spogliato” dei beni conferiti. Pertanto i creditori di quest’ultimo non potranno considerare i beni apportati in Trust o il Trust medesimo come facenti (ancora) parte del patrimonio del debitore. Naturalmente la normativa poc’anzi richiamata non può ledere le ragioni dei creditori, ai quali è comunque riservata – ricorrendone i presupposti – l’azione revocatoria, ed i provvedimenti cautelari di sequestro ad essa connessi, per l’eventualità che l’atto di disposizione sia realizzato in frode agli stessi creditori.

  • Trust come strumento di pianificazione del passaggio generazionale.

Uno degli ambiti in cui il Trust si è maggiormente sviluppato è costituito dalle successioni nelle imprese di famiglia; ciò in quanto attraverso il conferimento in trust delle quote/azioni sociali, si garantisce l’unitarietà dell’azione imprenditoriale. In particolare, il trust consente di soddisfare alcune esigenze primarie:

  • Tutela del patrimonio aziendale rispetto ai soggetti estranei o ai componenti indesiderati della famiglia.
  • Tutela dell’integrità del patrimonio aziendale, in presenza di una molteplicità di eredi, spesso in potenziale contrasto fra loro.
  • Strumento per la selezione, fra gli eredi, del successore alla guida dell’impresa.
  • Mantenimento della governance

In questi casi il trustee avrà il duplice ruolo di garante della continuità nella gestione dell’azienda trasferita, e di selezionatore – all’interno del gruppo dei beneficiari – di quello ritenuto maggiormente idoneo a proseguire l’attività imprenditoriale. È frequente, in questo contesto, che il trustee venga individuato fra le società fiduciarie bancarie ovvero in una trust company, al fine di consentire che gli elevati standard qualitativi richiesti vengano garantiti nel medio-lungo periodo, spesso necessario alla formazione della nuova generazione.

  • Altri utilizzi del Trust:
    • Trust autodichiarato e separazione personale dei coniugi.

In alcuni casi lo strumento del Trust si è rivelato utile a perseguire finalità segregative del patrimonio, nell’interesse dei figli minori di una coppia. Si tratta di alcune ipotesi di Trust c.d. autodichiarati (nei quali il disponente coincide con il trustee), istituiti in sede di separazione personale dei coniugi, per garantire la necessaria continuità dell’effetto segregativo, originariamente realizzato attraverso un fondo patrimoniale.

    • Trust e patti parasociali: il c.d. voting trust.

Per quanto attiene agli utilizzi in ambito societario, si annovera il c.d. voting trust, che consiste nell’istituzione di un Trust al quale vengono conferite tutte le azioni sindacate, al fine di rafforzare la tutela giuridica di un patto parasociale. Il trustee avrà il compito precipuo di votare in assemblea, conformemente alla volontà della maggioranza formatasi in seno al sindacato di voto. In questo modo resterà sostanzialmente escluso il rischio che un partecipante al sindacato voti in assemblea in maniera difforme. Presupposto indefettibile è la perdita della titolarità delle azioni, che dovranno essere trasferite al trustee affinché quest’ultimo possa ottenere l’iscrizione a libro soci ed il conseguente diritto di voto.

    • Trust a garanzia di un prestito obbligazionario.

Sempre in ambito societario il Trust è stato utilizzato, in sede di emissione di un prestito obbligazionario, a garanzia del medesimo, ed in alternativa all’ipoteca. La società emittente, proprietaria di alcune unità immobiliari condotte in locazione, conferiva ad una New-co i suddetti immobili, per poi costituire in trust le relative azioni; ciò al fine di evitare le lungaggini che sarebbero derivate dall’iscrizione di ipoteca e conseguente procedura esecutiva, per l’eventuale recupero del credito. In questo modo il trustee veniva incaricato di:

  • curare che l’organo amministrativo della New-co mantenesse i beni locati e provvedesse alla riscossione dei canoni;
  • vigilare affinché la New-co non distribuisse alcun dividendo.

Al tempo stesso veniva istituito un guardiano a protezione degli interessi degli obbligazionisti, con il risultato di rendere tali titoli particolarmente appetibili sul mercato, in ragione della efficace garanzia apprestata.

    • Trust e operazioni finanziarie: mutui di scopo e project finance

Passando alle operazioni più strutturate, vale la pena di accennare agli utilizzi del Trust legati al rapporto fra gli enti finanziatori e le società finanziate. In questo contesto è frequente la necessità, per le banche, di inserire una clausola di destinazione della somma mutuata, il cui mancato adempimento è causa di risoluzione del contratto.

Per rafforzare il suddetto vincolo di destinazione e per evitare che la somma mutuata entri a far parte del patrimonio della società mutuataria, l’operazione di finanziamento può essere strutturata attraverso la costituzione di un Trust al quale viene conferita la somma. L’atto istitutivo prevede che il trustee riceva il capitale mutuato direttamente dalla banca e lo impieghi esclusivamente per l’attività imprenditoriale concordata, per poi procedere al rimborso delle rate di mutuo ed al successivo ritrasferimento dei beni concessi in garanzia alla società mutuataria.

Un meccanismo simile governa le operazioni di project finance, lì dove la garanzia dell’erogando finanziamento è costituita, in misura preponderante o totalitaria, dalle aspettative dell’istituto mutuante circa la capacità di generare flussi di cassa sufficienti a rimborsare il mutuo. In questi casi la banca assume il ruolo di trustee, provvedendo a raccogliere i proventi dell’attività realizzata attraverso il finanziamento, curare l’incasso e ripartirli fra la banca e la società finanziata.

Il TRUST e le Imposte dirette:

Più precisamente, dal 1 gennaio 2007 il Trust viene classificato nelle lettere b), c) o d) dell’articolo 73, comma 1, del Tuir 917/1986, quale ente “commerciale” o “non commerciale”, a seconda che lo stesso svolga in via principale o meno un’attività d’impresa.

La “soggettivizzazione” del Trust consente la determinazione di una base imponibile uniforme quale che sia la configurazione civilistica dello stesso. Consente, cioè, di escludere possibili differenziazioni nella determinazione del reddito a seconda del tipo civilistico adottato: così, se il trust ha oggetto commerciale, il reddito (sia esso direttamente tassabile in capo al trust o da imputare ai beneficiari) dovrà essere determinato secondo le regole del “reddito d impresa”; se il trust ha oggetto non commerciale, il reddito (del trust o da imputare ai beneficiari) dovrà essere determinato secondo le regole proprie degli enti non commerciali e, dunque, per esempio, applicando le norme in materia di “redditi di capitale o finanziari” (ritenute alla fonte a titolo d imposta o imposizione sostitutiva), “di redditi fondiari”, “redditi diversi” e così via.

Il legislatore opera ai fini della tassazione un’ulteriore distinzione, tra:

  • Trust “trasparenti”, ossia i Trust con beneficiari di reddito individuati;
  • Trust “opachi”, ossia i Trust senza beneficiari individuati;

Tale distinzione assume esclusiva rilevanza ai fini dell’individuazione del soggetto su cui far gravare l’obbligazione tributaria (lo stesso trust o i beneficiari), ma non assume alcun rilievo, come già detto, con riferimento alle modalità di determinazione della base imponibile.

Nel Trust “trasparente”, infatti, il reddito realizzato (di qualunque natura esso sia) viene tassato in capo al soggetto beneficiario, “come reddito di capitale”, indipendentemente dalla materiale percezione dello stesso.

Nel Trust “opaco” il reddito viene tassato direttamente ed esclusivamente in capo al Trust.

Nel caso in cui l’atto istitutivo preveda che parte del reddito sia accantonata a capitale e parte sia invece attribuita ai beneficiari, con una configurazione, perciò, mista (cd. Trust misto), il reddito accantonato sarà tassato in capo al Trust, mentre quello attribuito ai beneficiari sarà imputato a questi ultimi.

Questo significa che dopo aver determinato il reddito del Trust, il trustee indicherà la parte di esso attribuita al trust sulla quale lo stesso assolverà l’Ires, nonché la parte imputata per trasparenza ai beneficiari su cui questi ultimi assolveranno le imposte sul reddito. Si ipotizza così la contemporanea applicazione pro quota dell’Irpef e dell’Ires. Tale situazione presenta sul piano pratico indubbi vantaggi: consente all’istituto di conservare la propria flessibilità senza irrigidirsi in strutture limitate.

Se il Trust ha poi per oggetto l’esercizio di attività commerciali, è inoltre obbligato alla tenuta delle scritture contabili previste dall’articolo 14 del Dpr n. 600/1973 o dall’art. 20 del medesimo Dpr, qualora sia qualificabile come un “ente non commerciale”.

Il Trust è tenuto anche ad adempiere agli obblighi relativi all’Irap. L’esame delle modalità di tassazione dei redditi prodotti dal Trust, tuttavia, non esaurisce le problematiche inerenti l’imposizione diretta, dovendosi necessariamente esaminare anche i riflessi fiscali che si producono in capo al soggetto “disponente” all’atto del conferimento dei beni in Trust, ossia al momento dell’istituzione dell’ente.

Ove il soggetto trasferente sia un imprenditore, e il trasferimento in Trust abbia per oggetto un’azienda, il trasferimento potrà avvenire in regime di neutralità fiscale a condizione naturalmente che il trustee assuma il complesso aziendale agli stessi “valori fiscalmente riconosciuti” in capo al disponente. Qualora invece l’imprenditore trasferisca al Trust singoli beni appartenenti al complesso aziendale, tali beni all’atto di assegnazione in Trust fuoriescono dalla sfera imprenditoriale per essere destinati “a finalità estranee all’esercizio dell’impresa”, determinando in tal modo componenti di reddito (ricavi/plusvalenze) da assoggettare a tassazione diretta.

Nel caso di un soggetto non imprenditore l’atto di prima assegnazione dei beni al Trust rappresenta un trasferimento a titolo gratuito a tutti gli effetti; in quanto tale, l’assenza di corrispettivo non determina l’emersione di alcuna materia imponibile ai fini della imposizione sui redditi, né in capo al disponente non imprenditore, né in capo al Trust o al trustee. Con il trasferimento di titoli partecipativi il trustee acquisisce l’ultimo costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione. Se, però, i titoli sono detenuti nell’ambito di un rapporto amministrato, l’intermediario abilitato applica le relative imposte.

Il TRUST e le Imposte Indirette:

Ancorché la nuova disciplina fiscale sia dettata solo agli effetti delle imposte dirette, la scelta sistematica compiuta dal legislatore fiscale di individuare il trust – organizzazione come naturale soggetto passivo d’imposta non rimanere indifferente anche agli effetti delle imposte indirette.

  • Atto istitutivo del Trust

L’Agenzia delle Entrate ha confermato che l’atto istitutivo con il quale il disponente esprime la volontà di costituire il Trust che non contempli anche il trasferimento di beni nel Trust (patrimonio disposto in un momento successivo), se redatto con atto pubblico o con scrittura privata autenticata, va assoggettato all’imposta di registro in misura fissa quale atto privo di contenuto patrimoniale. Tuttavia, il successivo atto dispositivo con il quale il disponente vincola i beni in Trust viene qualificato come un negozio a titolo gratuito che deve essere assoggettato all’imposta di donazione.

  • Atto dispositivo

Il conferimento di beni nel trust (o il costituito vincolo di destinazione che ne è l’effetto), infatti, rappresentando un negozio a titolo gratuito va assoggettato alla reintrodotta imposta sulle successioni e donazioni in misura proporzionale (secondo le disposizioni stabilite all’articolo 2, commi da 47 a 49, del decreto legge n. 262 del 2006), sia esso disposto mediante testamento o per atto inter vivos.

In ordine all’applicazione di tali imposte l’Agenzia ribadisce la distinzione tra Trust con e senza beneficiari individuati. Nella prima ipotesi, realizzandosi un trasferimento definitivo dal disponente ai beneficiari, ai fini della determinazione delle aliquote applicabili, si deve verificare il grado di parentela che intercorre tra tali soggetti. Nel trust di scopo, quello, cioè, gestito per realizzare un determinato fine, senza indicazione di beneficiario finale, l’imposta sarà dovuta con l’aliquota dell’8 per cento, prevista per i vincoli di destinazione a favore di “altri soggetti”.

Possono naturalmente porsi anche ai fini delle imposte indirette problemi analoghi a quelli osservati per le imposte dirette quali la contemporanea devoluzione del patrimonio a beneficiari individuati e non. In questa ipotesi si dovranno distinguere le relative quote di patrimonio trasferite.

Eventuali atti di acquisto o di vendita di beni effettuati successivamente dal Trust sono soggetti ad autonoma imposizione, secondo la natura e gli effetti giuridici che li caratterizzano.

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