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PMI Innovative

PMI Innovative

È stata introdotta nel nostro ordinamento la nuova figura di “PMI innovativa” che presenta numerosi punti di contatto con la disciplina sulle start-up innovative. La PMI innovativa è stata introdotta dal Decreto Legge 24 gennaio 2015 n. 3 denominato “Investment Compact”, il quale delinea una disciplina specifica per tutte quelle Piccole e Medie Imprese che svolgono la propria attività nel campo dell’innovazione tecnologica.

Requisiti:

Le PMI innovative possono accedere ad una serie di agevolazioni quando presentano i seguenti requisiti:

  • sono costituite come società di capitali, anche in forma cooperativa
  • hanno la residenza in Italia ai sensi dell’articolo 73 del TUIR, o in uno degli stati membri dell’Ue o in Stati aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo, purché abbiano una sede produttiva o una filiale in Italia;
  • certificazione dell’ultimo bilancio redatto da un revisore contabile o da una società di revisione iscritti nel registro dei revisori contabili
  • non ha azioni quotate su un mercato regolamentato;
  • non è iscritta alla sezione speciale del Registro delle imprese dedicata alle start-up innovative e agli incubatori certificati

L’ultimo punto esclude la possibilità per le start-up innovative di rientrare contemporaneamente anche nella disciplina delle PMI innovative. Tuttavia nulla vieta che una volta decorsi i 5 anni di applicazione della disciplina sulle start-up innovative, la stessa impresa possa accedere allo status di PMI innovativa.

Oltre all’obbligo di possedere tutti i requisiti sopra citati, se ne aggiungono altri 3 strettamente collegati al profilo innovativo dell’impresa. La norma richiede che la PMI sia in possesso di almeno 2 dei seguenti ulteriori requisiti:

  • volume di spesa in ricerca, sviluppo e innovazione in misura uguale o superiore al 3 per cento della maggiore entità fra costo e valore totale della produzione della PMI innovativa.
  • impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al quinto della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero, oppure di personale in possesso di laurea magistrale
  • titolarità di una privativa industriale anche quali depositarie o licenziatarie

Le PMI innovative devono inoltre presentare gli ulteriori requisiti stabiliti dalla raccomandazione 2003/361/CE per la qualifica di PMI, ovvero:

1) massimo 250 dipendenti,

2) fatturato annuo massimo di 50 milioni di €,

3) totale di bilancio annuo massimo di 43 milioni di €

L’accesso alle misure in favore delle PMI innovative è subordinato all’iscrizione dell’impresa nel registro delle imprese.

Inoltre, per queste, non vi è il divieto di distribuzione degli utili o delimitazioni dell’oggetto sociale, come nelle start-up innovative.

Inoltre, non c’è alcun limite massimo al valore della produzione dell’impresa beneficiaria. Il regime di PMI innovativa è dunque una evoluzione naturale per le start-up innovative che, pur avendo superato i cinque anni di attività o i cinque milioni di fatturato, mantengono un chiaro carattere di innovatività.

Agevolazioni fiscali:

Iper e Super ammortamento:

Il Super Ammortamento era già stato introdotto nel 2015 ma la sua operatività è stata estesa fino alla fine del 2017, con eccezioni. Prevede l’aumento del costo fiscale “per i soggetti titolari di reddito d’impresa e per gli esercenti arti e professioni che effettuano investimenti in beni materiali strumentali nuovi, esclusi i veicoli e gli altri mezzi di trasporto” del 40% (articolo 1, comma 8, della legge n. 232 del 2016), a differenza dell’Iper Ammortamento introdotto con la Legge di Bilancio del 2017 che aumenta il costo fiscale dei beni del 150%.

Le agevolazioni inerenti all’Iper Ammortamento, in base a quanto disciplinato dall’articolo 1, comma 9, della legge n. 232 del 2016, si applicano a:

  • Investimenti in beni materiali strumentali nuovi, altamente tecnologici ed interconnessi, orientabili al raggiungimento degli obiettivi programmati in ottica Industria 4.0;
  • Investimenti in beni immateriali strumentali (Software, sistemi e System Integration, piattaforme, App) effettuati da soggetti che beneficiano dell’iper-ammortamento, per i quali è prevista un’ulteriore agevolazione del 40 per cento del costo di acquisizione.

Dal punto di vista critico, se da un lato, tali strumenti risultano essere effettivamente vantaggiosi per le imprese, dall’altro bisogna considerare che le agevolazioni sono usufruibili solo fino alla fine del 2017 (fine luglio 2018 ma solo a condizione che entro la fine del 2017 l’ordine di acquisto risulti accettato dal venditore, e l’acquirente abbia pagato un acconto pari al 20%. Inoltre nel caso dell’iper-ammortamento è altresì previsto il requisito dell’interconnessione: il bene deve essere entrato in funzione ed essere interconnesso al sistema produttivo).

Le società di persone vengono quindi escluse dal beneficio.

Patent Box

Introdotto con la Legge di Stabilità del 2015, il Patent Box è una misura agevolativa destinata alle imprese che generano beni immateriali (marchi, brevetti, know-how, software). Obiettivo principale dello strumento è quello di favorire l’investimento delle imprese in attività di ricerca e sviluppo, di fossilizzare i beni immateriali prodotti internamente e, di contrasto, far sì che i brand nazionali all’estero vengano ricondotti in Italia.

Possono chiedere di avere accesso a tale misura tutti quei soggetti titolari di reddito d’impresa indifferentemente dalla forma giuridica, dalle dimensioni e dal regime contabile adottato. È tuttavia necessario che tali soggetti svolgano attività di ricerca e sviluppo su beni immateriali stabili in Italia, a prescindere dal fatto che queste vengano svolte internamente all’impresa, tramite le università o tramite terzi.

Il beneficio non è volto ad incentivare l’investimento, è piuttosto simile ad una obbligazione che riconosce il beneficio alla fine e solo se l’investimento viene mantenuto in Italia per 5 anni.

L’agevolazione inizialmente prevedeva una detassazione pari al 30% per i redditi prodotti nel 2015 e del 40% per quelli prodotti nel 2016. Ai fini I4.0, la detassazione è stata portata al 50% per i redditi formati nel 2017 derivanti dall’utilizzo di tali beni immateriali.

Per calcolare l’effettivo ammontare dell’agevolazione, bisogna innanzitutto determinare il reddito prodotto derivante dall’utilizzo dell’immobilizzazione che può essere:

  • Indiretto: il titolare concede l’utilizzo del bene immateriale in licenza a terzi. Il reddito agevolabile si calcola in questo caso sui canoni. Il licenziatario è chiamato però a distinguere i costi diretti da quelli indiretti (sostenuti dal licenziante). A tal proposito, occorre sottolineare che non vi è alcuna specificazione della distinzione tra gli uni e gli altri costi, portando alla possibilità di calcolo errato del reddito agevolabile di alcuni costi (si pensi all’ammortamento).
  • Diretto: il titolare usa il bene immateriale per la produzione e la commercializzazione di beni e servizi. Il reddito agevolabile viene calcolato sul contributo economico del bene immateriale sul totale del reddito d’impresa. In questo caso, si vuole quindi cercare di minimizzare le differenze derivanti dai due metodi di utilizzo

Successivamente è necessario definire il rapporto tra:

  • Costi di Ricerca e Sviluppo sostenuti per il mantenimento, l’accrescimento e lo sviluppo del bene immateriale oggetto dell’agevolazione (coincidono con i costi diretti/qualificati);
  • Costi totali sostenuti per produrre il bene immateriale (anche costi non qualificati ed ossia acquistati in licenza). Emerge quindi il rischio per il licenziatario di vedersi azzerato il valore del beneficio, nel caso in cui questi non sopportasse alcun costo qualificato.

Questo rapporto deve essere moltiplicato per il totale dei redditi derivante dal bene immateriale e per la quota di detassazione. È così che viene calcolata la quota di reddito agevolabile.

La Nuova Sabatini:

Il Legislatore ha emanato con il “Decreto del fare” la cosiddetta legge “Sabatini bis” o “Nuova Sabatini”, ispirandosi alla legge Sabatini del 1965, che nella sua versione originaria prevedeva la concessione di contributi in conto interessi per tutte quelle imprese che decidevano di acquistare macchinari utensili e di produzione. L’obiettivo è quindi quello di rimettere in moto l’economia degli investimenti, concedendo un’agevolazione alle micro, piccole e medie imprese (secondo i criteri derivanti dalla definizione della Commissione Europea) che rispettino queste caratteristiche:

  • Non operino nel settore dell’industria carboniera, delle attività finanziarie, assicurative e della fabbricazione di prodotti di imitazione o di sostituzione del latte o dei prodotti lattiero caseari,
  • Sono iscritte al Registro delle Imprese ed hanno la seda operativa in Italia,
  • Sono nel pieno esercizio dei propri esercizi e non sono in liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali,
  • Non hanno ricevuto e successivamente non rimborsato o depositato in un conto bloccato gli aiuti dalla Commissione Europea,
  • Non si trovano nelle condizioni tali da risultare imprese in difficoltà.

Le aziende che quindi rispettano tutti questi requisiti potranno richiedere la concessione di un mutuo o di un leasing agevolato, dato che a fronte del finanziamento erogato è riconosciuto un contributo corrispondente all’ammontare complessivo degli interessi calcolati sulla base del piano ammortamento.

L’ammontare del finanziamento agevolato può variare da un minimo di 20.000 euro ad un massimo di 2 milioni di euro, e la richiesta può essere effettuata a partire dal 31 marzo scorso (2014) fino al 31 dicembre 2016. Il finanziamento deve essere utilizzato per l’acquisto di nuovi macchinari, impianti, beni strumentali di impresa e attrezzature ad “uso produttivo”, nonché di hardware, software o di tecnologie digitali classificabili nelle voci B.II.2, B.II.3 e B.II.4 nell’attivo dello stato patrimoniale. Bisogna quindi sottolineare che questa agevolazione non è valida per le spese relative a macchinari, impianti ed attrezzature usate, così come per l’acquisto di macchinari con importo inferiore a 500 euro al netto di IVA. Infine è necessario che l’acquisto del bene rientri in un’operazione di ampliamento di una unità produttiva esistente, o nella creazione di una nuova, oppure in un processo di diversificazione della produzione di uno stabilimento o del cambiamento fondamentale del processo di produzione complessivo di una unità produttiva esistente.

Per richiedere il finanziamento l’impresa dovrà fare domanda utilizzando la modulistica presente nel sito www.mise.gov.it, sottoscrivendola con firma digitale del legale rappresentante o dell’eventuale procuratore. La richiesta deve essere presentata alla società di leasing o alla banca prima di avviare l’investimento, e con tutte le informazioni relative all’impresa (descrizione, tipologia, valore) ed al finanziamento che si richiede (importo, durata ammortamento, tipologia di finanziamento). Inoltre l’azienda si deve impegnare a non presentare altre richieste ad altre banche o società di leasing per il finanziamento degli stessi beni in oggetto, così come si impegna a non vendere il/i bene/i acquistato/i nei tre anni successivi alla data di completamento dell’investimento.

Le banche o società di leasing che ricevono questa richiesta la devono esaminare, verificando la completezza della documentazione presentata e la propria regolarità; quando la banca ha valutato positivamente la posizione di merito creditizio dell’azienda, dovrà trasmettere la richiesta di finanziamento alla Cassa depositi e Prestiti spa, società posseduta per la maggioranza delle azioni dal Ministero dell’economia e delle Finanze, che sarà quella che effettivamente provvede all’erogazione dei finanziamenti.

Trasmessa la richiesta alla Cassa Depositi e Prestiti si dovranno attendere 30 giorni per la decisione da parte del Ministero dello sviluppo economico che emetterà l’elenco delle imprese alle quali è concesso il finanziamento con le agevolazioni. In questo elenco sarà poi indicato l’ammontare degli investimenti ammissibili, le agevolazioni concedibili e il relativo piano di erogazione. L’impresa a questo punto deve sottoscrivere con la banca (o la società di leasing) il contratto di finanziamento entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo all’erogazione da parte della Cassa Depositi e prestiti della provvista prenotata, se l’azienda non rispetta questo termine perderà l’agevolazione sul finanziamento.

L’impresa può avviare l’investimento solamente dopo aver presentato la domanda alla banca, dovrà però concluderlo entro i 12 mesi dalla data di stipula del mutuo bancario o del contratto di leasing. Durante l’attuazione dell’investimento l’impresa può decidere di cambiare il bene per il quale si è richiesto il finanziamento, senza un’autorizzazione preventiva da parte del Ministero, con la condizione che i due investimenti siano funzionalmente equivalenti, e che la spesa totale non comporti un incremento del finanziamento. Al contrario non può essere modificata da parte dell’impresa la modalità di finanziamento, infatti non può decidere di passare da un contratto di leasing ad un finanziamento bancario e viceversa.

Quando l’investimento viene realizzato le imprese possono/devono chiedere entro 60 giorni l’erogazione del contributo in conto interessi, con il modulo per la richiesta di erogazione presente nel sito del Ministero dello sviluppo economico. Alla domanda devono inoltre essere allegati:

  • Le dichiarazioni attestanti il requisito di beni nuovi di fabbrica,
  • Le dichiarazioni di pagamento rilasciate dai fornitori,
  • Qualora l’investimento superi i 150.000 euro, la “dichiarazione antimafia”.

L’impresa deve inoltre conservare per dieci anni tutti i documenti relativi all’acquisto del bene in oggetto, qualora in caso di controllo non avesse una fattura o altro documento annesso all’acquisto, perderebbe le agevolazioni concesse.

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