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Enti no-profit

Enti No-Profit:

Sono Enti Non Commerciali (o Enti no profit) gli enti pubblici o privati che non hanno per oggetto esclusivo o principale un’attività commerciale.

Per oggetto principale dell’ente s’intende “l’attività essenziale per realizzare direttamente gli scopi primari indicati dalla legge o dall’atto costitutivo o statuto”.

Si perde la qualifica di ente non commerciale in determinate circostanze, ovvero quando l’attività economico-finanziaria commerciale supera l’attività istituzionale o non commerciale.

Gli Enti no profit possono assumere diversa natura o forma giuridica, quale:

  • Vari tipi di associazione;
  • Associazione riconosciuta;
  • Associazione non riconosciuta;
  • Fondazione;
  • Comitato;
  • Cooperative sociali;
  • ONLUS;
  • IPAB.

Associazione Riconosciuta:

Le associazioni devono essere costituite con atto pubblico. L’atto costitutivo, come si può dedurre dal nome stesso, rappresenta la manifestazione della volontà delle parti di dare origine all’associazione.

Lo statuto contiene il complesso delle norme relative allo scopo, all’attività concreta, all’organizzazione, al funzionamento e allo scioglimento dell’associazione.

Il patrimonio dell’associazione riconosciuta è formato dai conferimenti effettuati dai singoli associati che si impegnano, limitatamente alla quota associativa, a far sì che l’ente possa raggiungere il proprio scopo, e da tutti i beni immobili, mobili dell’associazione.

L’associazione acquisisce:

  • Autonomia patrimoniale “perfetta” (ossia scissa da quella dei soci)
  • La limitazione della responsabilità degli amministratori al solo patrimonio dell’Associazione.

Nell’associazione riconosciuta devono obbligatoriamente essere previsti due organismi sociali:

  • L’assemblea è l’organo composto da tutti i soggetti aderenti all’associazione; ai e deve essere convocata dagli amministratori:
    • almeno una volta l’anno per l’approvazione del bilancio;
    • quando se ne ravvisa la necessità;
    • su richiesta motivata di almeno un decimo degli associati.

Se gli amministratori non vi provvedono la convocazione può essere ordinata dal presidente del tribunale.

L’Assemblea, inoltre, ha i seguenti compiti:

  • approvare il bilancio;
  • deliberare sulla responsabilità degli amministratori e nominare i nuovi;
  • modificare atto costitutivo o statuto, con la presenza dì almeno tre quarti degli associati con maggioranza dei voti (nello statuto o nell’atto costitutivo può essere previsto un quorum inferiore);
  • deliberare sullo scioglimento dell’associazione e sulla devoluzione del patrimonio con il voto favorevole di almeno tre quarti degli associati.
  • Gli amministratori: il Codice civile dispone che l’atto costitutivo o lo statuto devono contenere le norme sull’ ordinamento e sull’amministrazione. Gli amministratori che ricevono il mandato devono accettare espressamente la relativa carica, che in ogni caso, non può avere durata illimitata. Alla fine di ogni mandato l’assemblea degli associati provvederà a nominare nuovi amministratori o a riconfermare i precedenti.

Gli amministratori sono responsabili nei confronti dell’associazione in relazione alle norme che regolano il mandato; tra i loro compiti quello che si può definire di carattere sociale è collegato al raggiungimento dello scopo associativo.

Le azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori che non abbiano ottemperato ai doveri impostigli dal mandato o per fatti da loro compiuti che abbiano causato danno all’ associazione sono deliberate dall’assemblea degli associati.

Non può essere sanzionato l’amministratore che non ha partecipato all’atto perché non era a conoscenza dello stesso o l’amministratore che essendone informato abbia provveduto a manifestare il proprio dissenso.

Le associazioni per ottenere la personalità giuridica, devono acquisire il riconoscimento.

Il riconoscimento deve essere richiesto tramite apposita domanda, all’autorità governativa, o meglio l’istanza dovrà essere presentata al prefetto del luogo in cui ha o avrà luogo la sede dell’associazione, munita della documentazione necessaria (oppure in Regione) con:

  • copia autentica dell’atto costitutivo e dello statuto;
  • perizia giurata degli immobili che compongono il patrimonio;
  • quotazione ufficiale o perizia per i titoli (quotati e non).

Una volta ottenuto il riconoscimento, l’Ente è iscritto al pubblico Registro delle persone giuridiche, presso il quale va comunicato ogni tipo di variazione relativa all’Ente, comprese le modifiche alle cariche sociali.

Associazione non riconosciuta:

L’associazione non riconosciuta è un’organizzazione stabile di persone che persegue uno scopo comune generalmente in ambito politico, sindacale, culturale, ricreativo, sportivo, educativo, assistenziale, sociale, formativo, religioso, di promozione sociale, ambientale, di turismo sociale…

Pur non avendo personalità giuridica, l’associazione non riconosciuta è un ente giuridico autonomo rispetto agli associati.

Anche l’associazione non riconosciuta, nasce dall’accordo degli associati; tale accordo si definisce, dal punto di vista civilistico, contratto di associazione o atto costitutivo.

Non richiede particolari forme: può essere redatto in forma scritta, verbale o può addirittura risultare tacitamente dall’attività organizzata dal gruppo.

Possono verificarsi circostanze in cui sono obbligatorie determinate forme di costituzione. In particolare è richiesto l’atto costitutivo in forma scritta o in forma di scrittura privata autenticata o registrata, per l’accesso ai particolari regimi tributari agevolati previsti per determinati tipi di Associazioni.

Nell’atto costitutivo devono essere sempre determinati, al fine dell’attestazione di esistenza dell’associazione, almeno i seguenti elementi:

  • lo scopo, che non può essere di lucro e le attività concrete che si intendono realizzare per raggiungere lo scopo;
  • le condizioni per l’ammissione degli associati e il loro recesso;
  • le regole sull’ordinamento interno e l’amministrazione.

Per fruire dei particolari regimi agevolati e riservati dalla normativa tributaria agli enti non profit sono richiesti:

  • la forma di atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata;
  • l’accoglimento di una serie precisa di regole ispirate ai principi di democraticità e trasparenza.

Il patrimonio non figura tra i requisiti essenziali per la costituzione di un’associazione non riconosciuta in quanto, per le obbligazioni da questa assunte, rispondono illimitatamente e solidalmente coloro che agiscono in nome e per conto dell’Associazione, quindi in genere chi rappresenta o amministra l’Associazione.

Le garanzia personale degli amministratori, nei confronti dei terzi, consente l’assenza della necessità di una propria ed autonoma garanzia patrimoniale da parte dell’associazione non riconosciuta.

Nella prassi generale, tuttavia, tutte le associazioni non riconosciute sono dotate di un patrimonio, costituito dai contributi periodici od una tantum versati dagli associati, dai contributi volontari, dai proventi per prestazioni di servizi vari a soci o a terzi, ecc…detto fondo comune. L’associazione non riconosciuta può altresì:

  • acquisire partecipazioni in società commerciali, anche azionarie;
  • partecipare alla costituzione di società di capitali;
  • essere titolare d’impresa;

purché non vi siano distribuzioni di utili tra i membri. La possibilità di acquisire beni a titolo gratuito, tanto per successione mortis causa quanto per donazione è stata sempre preclusa dalle associazioni non riconosciute.

Per le Associazioni non riconosciute gli organi obbligatori non sono esplicitamente previsti dalla normativa civilistica; possono però estendersi, per riferimento indiretto, considerazioni analoghe a quelle delle associazioni riconosciute.

Due sono comunque gli organi:

  • L’Assemblea dei soci, ovvero l’organo a cui sono demandate le scelte principali dell’Associazione: l’approvazione del bilancio, la nomina degli amministratori, le modifiche dello Statuto.
  • Gli Amministratori, che si occupano principalmente della gestione e dell’amministrazione.

L’Assemblea dei soci è chiaramente formata dagli associati che esprimono la loro volontà mediante deliberazioni che lo statuto in genere prevede siano prese a maggioranza; lo Statuto, inoltre, prevede solitamente le competenze e le modalità di convocazione e deliberazione dell’assemblea.

I vari tipi di associazione:

In funzione dello scopo dell’associazione è possibile qualificarla in modo differente. Questa distinzione è fondamentale da un punto di vista civilistico poiché è possibile, se posseduti determinati requisiti, iscrivere l’associazione in appositi albi disciplinati da normativa speciale. Ogni albo ha determinate caratteristiche e permette all’ente iscritto di godere di particolari benefici fiscali e di poter richiedere determinati contributi di funzionamento ovvero per la realizzazione di progetti inerenti allo scopo dell’ente. Possiamo avere:

  • Associazioni di promozione sociale:

“sono considerate associazioni di promozione sociale le associazioni riconosciute e non riconosciute, i movimenti, i gruppi e i loro coordinamenti o federazioni costituiti al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi, senza finalità di lucro e nel pieno rispetto della libertà e dignità degli associati”. La stessa Legge esclude l’appartenenza a questa categoria di:

    • partiti politici;
    • organizzazioni sindacali;
    • associazioni di datori di lavoro;
    • associazioni professionali e di categoria;
    • tutte le associazioni che hanno come finalità la tutela esclusiva di interessi economici degli associati.

Non costituiscono inoltre associazioni di promozione sociale i circoli privati e le associazioni comunque denominate che dispongono limitazioni con riferimento alle condizioni economiche e discriminazioni di qualsiasi natura in relazione all’ammissione degli associati o prevedono il diritto di trasferimento, a qualsiasi titolo, della quota associativa o che, infine, collegano, in qualsiasi forma, la partecipazione sociale alla titolarità di azioni o quote di natura patrimoniale.

La procedura per costituire un’associazione di promozione sociale è così articolata:

    • redazione dell’atto costitutivo e dello statuto, contratto associativo;
    • convocazione dell’assemblea costitutiva per la sottoscrizione del contratto associativo da parte dei soci fondatori;
    • registrazione dell’atto;
    • richiesta del codice fiscale;
    • iscrizione al registro nazionale o regionale.

Effettuata la costituzione dell’associazione occorre fare l’iscrizione della stessa nell’albo regionale o nazionale, a seconda del numero di sedi in cui opera, al fine di acquisire la qualifica di associazione di promozione sociale.

  • Associazioni di volontariato:

“Il volontariato è un’attività prestata in modo personale, spontaneo, gratuito e senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà; per la realizzazione dell’attività di volontariato l’ente si deve avvalere in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti”.

Per le associazioni di volontariato non sia ammessa, in linea di massima, la possibilità di retribuire il lavoro dipendente e autonomo dei propri associati. Tuttavia, non è comunque preclusa la possibilità di ricorrere a lavoratori dipendenti stipendiati dall’ente ovvero di lavoratori autonomi, purché l’attività sia svolta “esclusivamente nei limiti necessari al regolare funzionamento dell’organizzazione oppure necessari per qualificare o specializzare l’attività da essa svolta”.

  • Associazioni sportive dilettantistiche:

“l’associazione sportiva o società sportiva è quell’ente giuridico che nasce dalla volontà di unione di più soggetti con lo scopo di operare nel mondo dello sport”.

Questi enti giuridici, senza fini di lucro, sono disciplinati sia dall’ordinamento giuridico generale che da quello dettato dal C.O.N.I. Circa la loro costituzione, la forma dell’atto è libera anche se la più utilizzata nella prassi è quella della scrittura privata registrata.

Una volta costituita l’associazione occorre effettuare la registrazione dell’ente nel registro nazionale delle associazioni e società sportive dilettantistiche tenuto in modo telematico dal C.O.N.I. Il registro è suddiviso in 3 sezioni:

  • Associazioni sportive dilettantistiche senza personalità giuridica;
  • Associazioni sportive dilettantistiche con personalità giuridica;
  • Società sportive dilettantistiche costituita nella forma di società di capitali e di società cooperative.
  • Le I.P.A.B.:

L’acronimo I.P.A.B. sta per Istituzioni di Pubblica Assistenza e Beneficenza, nate intorno al 1890 con la legge Crispi. Questi istituti finanziati mediante lasciti e fondi pubblici hanno sempre avuto come scopo principale quello di intervenire nel mondo del sociale in particolare mediante due attività principali:

    • gestione di strutture residenziali per l’accoglienza di anziani, minori e diversamente abili;
    • gestione di strutture quali asili e scuole. Dal punto di vista strutturale i modelli giuridici che le hanno identificate sono stati:
    • le associazioni costituite con la finalità di perseguire attività di specifico interesse degli associati;
    • le fondazioni istituite con il compito di gestire un patrimonio per fini determinati dal fondatore.

Con l’approvazione del d.lgs. n. 207/2001 di riordino delle I.P.A.B., si è proceduto ad assegnare alle singole Regioni, la competenza degli indirizzi e dei criteri di gestione degli istituti di assistenza.

Il suddetto decreto dispone che le I.P.A.B. devono trasformarsi in una delle seguenti tipologie:

  • aziende pubbliche di servizi alla persona (A.S.P.): sono enti di diritto pubblico dotati di autonomia statutaria, contabile, tecnica e gestionale. Seppur operanti nell’ambito del diritto pubblico devono adottare una forma di gestione basata sulla contabilità e sul controllo di gestione tipici delle società di capitale;
  • ONLUS e fondazioni (soggetti non a fini di lucro);
  • strutture aziendali private, legate alla programmazione socio-sanitaria.

Per far ciò, è stato posto un limite temporale di due anni per le I.P.A.B. al fine di provvedere alla trasformazione trascorso il quale scatterà il commissariamento.

Passando all’analisi delle modalità di trasformazione le varie leggi regionali hanno previsto tre differenti modalità operative:

  • trasformazione;
  • fusione e successiva trasformazione;
  • estinzione degli enti non più attivi.

Per quanto concerne le A.S.P. le vari leggi regionali di riforma definiscono vari punti tra cui:

  • i principi di organizzazione, fondati sulla separazione tra potere di indirizzo e programmazione e potere di gestione;
  • gli strumenti di controllo;
  • le procedure da applicare nel caso di trasformazione delle A.S.P. in soggetti giuridici di diritto privato qualora si verifichino risultati economici negativi per un biennio consecutivo

Fondazioni:

Le fondazioni sono degli enti dotati di personalità giuridica che nel passato in genere non avevano come scopo lo svolgimento di attività economiche, ma ad oggi è in corso una forte mutazione delle possibilità e delle modalità di operare delle fondazioni tanto da svolgere delle attività di vera e propria imprenditoria sociale non a scopo di lucro. A differenza di quanto accade nelle associazioni in cui vi è la preminenza dell’elemento personale, vale a dire una pluralità di persone che insieme si pongono l’obiettivo di realizzare uno scopo comune, nelle fondazioni è preminente l’elemento patrimoniale, anche se ovviamente agiscono per tramite delle persone.

Infatti, le fondazioni sono costituite per destinare ad uno scopo, stabilito dal fondatore o dai fondatori, un complesso di beni messi a disposizione dell’ente stesso.

Un’altra differenza tra associazioni e fondazioni riguarda la natura dei negozi costitutivi; l’atto costitutivo di un’associazione è un contratto a cui partecipano più persone, mentre in quello della fondazione anche una sola persona può dar vita ad una Fondazione. Nelle associazioni, le persone che costituiscono l’ente incideranno anche sulla vita dello stesso con delibere assembleari; nelle fondazioni, colui/coloro che ha/hanno provveduto alla costituzione non interverrà/interverranno più nella vita e quindi nella gestione dell’ente (a ciò vi provvedono gli amministratori nominati dall’Atto fondativo).

La fondazione quindi è un’organizzazione collettiva:

  • istituita da uno o più fondatori che hanno devoluto e vincolato i propri beni al perseguimento di uno scopo;
  • gestita dagli amministratori con l’utilizzo del patrimonio della fondazione stessa.

Nell’oggi sono molto frequenti le Fondazioni di Comunità e di Partecipazione ovvero quelle fondazioni i cui fondatori possono essere enti pubblici e privati oltre che persone fisiche che insieme alimentano il patrimonio delle fondazioni per vitalizzare un territorio, per seguire obiettivi di sviluppo culturale, artistico, ambientale, per salvaguardare beni e raccogliere fondi per specifici progetti. Quest’ultima tipologia di fondazioni nasce dall’interpretazione degli art. 12 e 1332 del codice civile combinati con l’art. 45 della Costituzione.

Le caratteristiche principali di tali enti sono:

  • presenza di un patrimonio di destinazione a struttura aperta cui possono aderire anche successivamente soggetti pubblici e privati apportando beni mobili, immobili, denaro, servizi, ore di lavoro, i cui rappresentanti operano nel Consiglio d’Amministrazione;
  • presenza dei fondatori nella vita della fondazione (preclusa nelle fondazioni tradizionali), che hanno un proprio organo, il Consiglio generale, che delibera sugli atti essenziali della fondazione;
  • generalmente vi è la presenza di un organo di sorveglianza interno a esclusiva componente pubblica.

La fondazione di partecipazione appare quindi come un ente che via via si apre verso l’esterno.

Ad oggi spesso la fondazione di partecipazione è adottata come modello per l’attuazione dell’art. 10 del Decreto istitutivo del Ministero per i beni e le attività culturali, che prevede che il Ministero possa partecipare una fondazione conferendo l’uso di immobili vincolati.

Obbligatoriamente quindi l’atto costitutivo deve contenere:

  • lo scopo
  • il patrimonio.

Lo scopo della fondazione deve avere il carattere della pubblica utilità; la normativa ritiene che non possa esistere una fondazione che crei vantaggi economici in capo al fondatore.

L’altro elemento essenziale dell’atto costitutivo è il patrimonio, anzi solo se presente può esistere la fondazione. Tuttavia, non in tutte le fondazioni il patrimonio è l’elemento centrale.

Infatti, si possono avere:

  • fondazioni in cui il patrimonio è vitale come ad esempio nelle fondazioni costituite per l’assegnazione di borse di studio;
  • fondazioni in cui il patrimonio è un mezzo per garantire il funzionamento dell’ente, come ad esempio le fondazioni che hanno come scopo la ricerca scientifica, l’attività educativa e assistenziale.

Nell’atto Costitutivo e nello statuto sono previste dal fondatore le modalità con cui il patrimonio della fondazione viene elargito o, se così è previsto come scopo costitutivo, le prestazioni che debbano essere effettuate a favore dei terzi.

Per quanto riguarda l’amministrazione delle fondazioni valgono regole diverse da quelle previste per le associazioni riconosciute.

L’organo amministrativo può essere formato da una sola persona o da più persone e la designazione può essere effettuata:

  • dallo stesso fondatore o dai suoi eredi;
  • da terzi incaricati (ad esempio, enti pubblici o privati, persone che rivestono un certo incarico)

L’amministratore potrebbe anche coincidere con il fondatore.

La durata dell’incarico può essere a tempo indeterminato e la carica può essere ricoperta, oltre che da una persona fisica, anche da una persona giuridica; in tal caso l’amministratore sarà impersonato dall’amministratore (o dagli amministratori) della persona giuridica.

L’amministratore nell’espletamento dei suoi incarichi deve rispettare la destinazione del patrimonio manifestata dal fondatore o dai fondatori nell’atto costitutivo.

Sullo svolgimento dell’attività amministrativa è svolto un controllo di legittimità da parte dell’autorità governativa (ad esempio, per le fondazioni scolastiche il controllo è eseguito dal Ministero della pubblica istruzione), ovvero dall’Ente che ha conferito la Personalità Giuridica.

Si tratta di un controllo che ha come obiettivo la verifica del rispetto delle norme statutarie e dell’ordinamento in generale (norme civilistiche sostanzialmente) da parte degli amministratori; il controllo non può estendersi ai criteri adottati per l’amministrazione o alla gestione del patrimonio.

I Comitati:

Il comitato è costituito da più persone che si vincolano con un contratto per perseguire uno scopo comune, formando un patrimonio da destinare al raggiungimento dello scopo.

Il comitato, pur avendo degli elementi comuni sia con le associazioni (organizzazione composta da persone) che con le fondazioni (l’obiettivo è costituire un fondo comune per il raggiungimento di uno scopo) costituisce comunque una figura a sé stante nel panorama giuridico e si può comunque affermare che lo scopo per cui si costituisce un comitato è generalmente uno scopo di interesse pubblico ed in ogni caso non egoistico.

Per la costituzione di un comitato non sono richieste forme particolari; solamente nel caso il comitato intenda ottenere la personalità giuridica l’atto costitutivo deve avere la forma dell’atto pubblico e va richiesta nelle stesse modalità previste per le associazioni riconosciute.

Le Cooperative Sociali:

Le cooperative sociali sono disciplinate dalla legge 8 novembre 381/1991.

Si tratta di una legge quadro, che rimanda alle leggi regionali le ulteriori specificazioni; per tutto ciò che non è disciplinato dalla suddetta normativa o dalle circolari del Ministero del Lavoro e dell’INPS, ci si rifà alle disposizioni attinenti le cooperative in generale, legge 52/1992 «Nuove norme in materia di società cooperativa».

Le cooperative sociali, benché siano dotate di forma societaria, sono collocate fra gli enti non profit per lo scopo che esse perseguono, cioè «l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini».

Esse costituiscono vere e proprie “imprese sociali” marcatamente differenti rispetto alle imprese commerciali, in quanto le prime non hanno come scopo prevalente la crescita economica, bensì il miglioramento del benessere sociale, seppur attraverso una gestione efficiente ed un utilizzo razione delle risorse. Inoltre per effetto del D.Lgs. 460/1997 che ha istituito questa figura, le cooperative sociali sono di diritto considerate ONLUS, data l’attività svolta, nel rispetto della loro struttura e della loro finalità.

Queste cooperative offrono generalmente due tipi di servizi:

  • Tipo A (servizi socio-sanitari ed educativi a favore di anziani, portatori di handicap, minori eccetera).
  • Tipo B (attività diverse – agricole, industriali, commerciali o di servizi – finalizzate all’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate).

Tali servizi, grazie alla circolare 153/96 del Ministero del lavoro e previdenza sociale possono essere ora svolti congiuntamente, a condizione che:

  • Le tipologie di svantaggio e/o le aree di intervento esplicitamente indicate nell’oggetto sociale siano tali da postulare le attività coordinate per l’efficace raggiungimento delle finalità attribuite alle cooperative sociali;
  • L’organizzazione amministrativa delle cooperative sociali consente la netta separazione delle gestioni relative alle attività esercitate ai fini della corretta applicazione delle agevolazioni concesse dalla vigente normativa.

Le ONLUS:

Le ONLUS non sono nuovi soggetti che si aggiungono a quelli già esistenti, ma sono un “contenitore” fiscale nel quale entrano o possono entrare vari soggetti giuridici in possesso dei requisiti previsti dalla legge.

Con la creazione delle ONLUS si intende favorire, lo sviluppo di settori produttivi avanzati nel campo della cultura, dello sport e della solidarietà sociale, con l’obbiettivo anche di creare nuove opportunità di lavoro, oltre che di migliorare gli ambiti sociali interessati.

Per le ONLUS, ad eccezione delle società cooperative, non costituisce esercizio di attività commerciale lo svolgimento delle attività istituzionali nel perseguimento di esclusive finalità di solidarietà sociale. È quindi stabilito che i proventi derivanti dall’esercizio delle attività direttamente connesse non concorrono alla formazione del reddito imponibile. Possono diventare ONLUS i seguenti soggetti:

  • Le associazioni
  • Le fondazioni
  • I comitati
  • Le società cooperative
  • Altri enti privati con o senza personalità giuridica

La norma sulle ONLUS è sostanzialmente rivolta agli enti non commerciali, anche se con una forzatura, legata alle attività esercitata, possono essere ONLUS anche le cooperative.

Tuttavia possiamo avere tre tipologie di ONLUS:

  • ONLUS normali:

associazioni, comitati, fondazioni, società cooperative e altri enti di carattere privato con o senza personalità giuridica.

  • ONLUS di diritto:

organizzazioni di volontariato; organizzazioni non governative; cooperative sociali; consorzi di cooperative che hanno la base sociale formata 100% da cooperative sociali.

  • Enti con Ramo ONLUS:

enti ecclesiastici delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese; associazioni di promozione sociale.

Inoltre vi sono soggetti che non possono diventare ONLUS, quali: enti pubblici, fondazioni bancarie, IPAB, partiti e movimenti politici.

Le ONLUS operano in settori di attività quali: assistenza sociale e socio-sanitaria, assistenza sanitaria, beneficenza, istruzione, sport dilettantistico, promozione culturale e arte, tutela dei diritti civili.

L’impresa sociale:

I soggetti che possono acquisire la qualifica di impresa sociale devono avere il possesso dei seguenti requisiti:

  • Essere organizzazioni private, tra le quali ricordiamo:
    • associazioni
    • fondazioni
    • società di persone
    • società di capitali
    • società cooperative
    • consorzi
  • Esercitare in via stabile e principale un’attività economica organizzata al fine delle produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale; Per attività principale si intende quella che apporta oltre il 70% dei ricavi complessivi.
  • Possedere una serie di requisiti specifici previsti, tra i quali l’assenza di scopo di lucro. L’assenza dello scopo di lucro si concretizza nel rispetto delle seguenti disposizioni:
    • destinazione degli utili e degli avanzi di gestione allo svolgimento dell’attività statutaria o ad incremento del patrimonio;
    • divieto di distribuzione, anche in forma indiretta, di utili e avanzi di gestione, in qualunque modo denominati, nonché di fondi e riserve a favore di amministratori, soci partecipanti , lavoratori o collaboratori.

Al contrario, non possono acquisire la qualifica di impresa sociale:

  • le amministrazioni pubbliche
  • le organizzazioni i cui atti costitutivi limitino, anche indirettamente, l’erogazione dei beni e dei servizi in favore dei soli soci, associati o partecipanti

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